Oltre a quanto c’è dato vedere alla luce del sole, i territori carsici del Gargano celano nel sottosuolo un mondo sconosciuto e misterioso. Le grotte, infatti, sono caratterizzate da un paesaggio prevalentemente minerale, dal buio più assoluto e da un’umidità prossima alla saturazione. Come si formano questi vani sotterranei che talvolta raggiungono sviluppi e profondità davvero ragguardevoli?
Una spiegazione è la seguente: le acque che raggiungono il sottosuolo calcareo sia sotto forma di precipitazioni meteoriche che di fiumi o torrenti, penetrano nel sottosuolo attraverso le discontinuità della roccia. Il drenaggio può avvenire in forma diffusa, attraverso le innumerevoli fessure presenti nella massa rocciosa, oppure tramite un sistema di importanti ed estese discontinuità quali faglie, diaclasi - cioè una grande frattura nella roccia. In quest’ultimo caso si formeranno cavità di dimensioni tali da poter essere percorse ed esplorate dall’uomo. Nella prima fase dell’attacco carsico le acque situate in superficie invadono tutta la sezione dei cunicoli e condotti che sono di piccole dimensioni - scorrimento in regime freatico - e la dissoluzione della roccia incassante avviene prevalentemente per corrosione chimica. Con il trascorrere del tempo l’ampliarsi delle cavità conduce ad uno scorrimento delle acque a pelo libero, cioè le acque penetrano nella roccia con la contemporanea presenza della fase liquida e dell’aria. In tali condizioni le acque sotterranee ruscellando all’interno dei condotti carsici compiono, oltre alla già menzionata corrosione chimica, anche una maggiore azione erosiva o meccanica dovuta ai sedimenti solidi trasportati in sospensione dal torrente ipogeo, i quali esercitano un effetto abrasivo nei confronti della roccia incassante. Le acque, per gravità, proseguono il loro cammino in profondità sino ad incontrare un substrato impermeabile. Se quest’ultimo è ubicato al di sopra del livello di base la zona satura manca, viceversa, qualora il substrato impermeabile è situato sotto il livello di base, si viene a formare una zona permanentemente allagata il cui livello corrisponde, a seconda dei
casi, alla superficie marina, lacustre o fluviale delle acque che lambiscono il massiccio calcareo. Comunque sia, dopo un percorso sotterraneo più o meno lungo, le acque carsiche vengono infine restituite all’esterno tramite sorgenti di varia tipologia e diversa portata. Analizzando a grande scala il nostro massiccio carsico, si possono distinguere, dall’alto in basso, quattro zone caratterizzate da un diverso tipo di organizzazione della rete idrica:
- una zona di assorbimento, in cui le acque si raccolgono e per trasferimento alimentano la rete idrica sotterranea;
- una zona vadosa, costituita da condotti in cui l’acqua circola a pelo libero;
- una zona freatica, che risulta perennemente allagata al di sotto del livello di base, con una circolazione idrica lenta e diretta verso la periferia del massiccio;
- una zona di affioramento, in cui le acque vengono nuovamente a giorno.
Le morfologie più comuni presenti in una cavità sotterranea complessa sono principalmente:
- le gallerie - Ambienti a sviluppo orizzontale, impostati su sistemi di discontinuità tettoniche e/o lungo giunti di strato. Secondo il tipo di escavazione, freatica o vadosa, nel primo caso si avranno gallerie a sezione circolare o ellittica, nell’altro la morfologia sarà, invece, a forra con le classiche sezioni ad U e a buco di serratura;
- i meandri - Condotti che presentano un andamento molto sinuoso a causa del lento scorrimento delle acque che li hanno generati;
- le caverne o saloni - Vani di ampie dimensioni che si formano in corrispondenza di più arrivi d’acqua o per fusione di ambienti adiacenti in seguito anche a fenomeni di crollo;
- i pozzi - Cavità a sviluppo verticale, talvolta di rilevante profondità, impostati lungo fratture che attraversano la sequenza degli strati;
- i cunicoli - Condotti suborizzontali di dimensioni spesso molto anguste, dove l’azione dell’acqua si è espletata per tempi piuttosto limitati.
