Studenti in piazza contro tagli e malfunzionamenti del sistema scuola

un momento del corteo
un momento del corteo (foto: Ludovica Mangione)

Sono scesi in piazza in sciopero ieri, a Vico, come in oltre cento città in tutta Italia (e nella nostra provincia anche a Foggia),  studentesse e studenti da tutte le scuole.  L’organizzazione della manifestazione nazionale è stata a cura dell’Unione degli Studenti che ha precisato le motivazioni in una nota:

Le motivazioni sono molteplici a cominciare dalla constatazione che il nostro Paese è l’unico, nei 34 Stati O.C.S.E., a non aver aumentato minimamente la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria dal 1995; tale fenomeno è evidente in aule sovraffollate, scarsissima manutenzione delle scuole e un’attenzione ai trasporti altrettanto carente. Infatti gli autobus, i pullman e i treni che ogni giorno raggiungono le scuole portano più del doppio degli studenti che potrebbero, degenerando in episodi intollerabili – come quello della mattina di mercoledì 9 Ottobre, quando uno di questi autobus stracolmi di persone, partito da Foggia e diretto all’istituto professionale di Torre di Lama, ha fatto un incidente, portando in ospedale circa cinquanta studenti, e facendone ricoverare tre-. Per non parlare delle disastrose condizioni degli studenti e delle studentesse del Gargano, in comuni come Ischitella, Peschici, Vico, Rodi, Cagnano e altri, dotati di un servizio di trasporti pressoché nullo che a stento consente loro di frequentare le lezioni mattutine. Tutto ciò in barba agli artt. 16 e 3 della Costituzione, che sanciscono rispettivamente la libertà di movimento e di circolazione e il compito della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di carattere economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”.

  Lo studente medio si trova a fronteggiare grosse barriere di tipo economico anche su altri fronti: è noto, infatti, che ogni anno le famiglie sono costrette a un’enorme spesa per i libri di testo (all’incirca 500 euro); persiste il contributo ‘volontario’ (spacciato per obbligatorio in non pochi casi) che ogni famiglia versa al momento dell’iscrizione; le borse di studio, infine, sono in sostanza assenti. Tutto ciò fa sì che gli studenti si possano formare affidandosi unicamente alle risorse economiche familiari.

  Come se non bastasse, ci sono criticità anche negli stage formativi (scuola-lavoro) praticati negli istituti professionali: si sono riscontrati, infatti, sfruttamenti del lavoro sottopagato da parte delle aziende coinvolte nei progetti, che hanno indubbiamente prodotto tutt’altro che formazione. Questa evidente incuria nei confronti dell’istruzione e della cultura, che si avviano ormai a diventare un privilegio per pochi, ha causato un elevato abbandono scolastico, che si attesta superiore al 17%.

  Malgrado ciò, si destinano tantissimi fondi verso spese e progetti inutili e dannosi, impopolari e malvisti dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Infatti, gli studenti e le studentesse chiederanno di fermare l’acquisto dei famigerati aerei F35, le missioni di guerra e i grandi progetti come il TAV in Val di Susa, specie nel momento in cui si apportano tagli economici in campi come quelli dell’istruzione e della sanità; essi si schiereranno a favore della riapertura di un tavolo tecnico ministeriale per il monitoraggio dell’edilizia scolastica, con i dati resi pubblici, e di una revisione della legge 62/2000, in cui è affermato che lo Stato finanzierà le scuole paritarie, senza specificarne se queste saranno pubbliche o private, ricordando che l’articolo 33 della Costituzione italiana afferma che possono esistere istituti di educazione e scuole private, ma senza oneri per lo Stato. Un ulteriore importante appello da parte degli studenti è che si attui un decreto legge in cui, indipendentemente dal percorso di studi scelto, ogni studente o studentessa possa acquisire delle competenze generali e potenziare le vocazioni personali per prepararsi all’università e al lavoro.

  Si rigetta ancora il modello di valutazione INVALSI, che scheda e non valuta gli studenti, considerandoli numeri e appiattendone il pensiero critico. Si chiederà ancora che la scuola sia un laboratorio di democrazia, come dovrebbe essere, anche tramite l’istituzione di apposite commissioni paritetiche studenti-docenti.

I cortei mattutini non rappresenterà -così come non ha mai rappresentato- un fine, ma una tappa di un lungo percorso di partecipazione intrapreso ormai da anni all’insegna della contestazione e della creazione.

Redazione
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