Le Gemme del Gargano junior ancora una volta alla rassegna Il Fanciullo e il Folclore

Anche quest’anno il gruppo Folk Le Gemme del Gargano junior (Cagnano Varano) partecipa al concorso nazionale organizzato dalla FITP, che ha per tema “Devozione popolare: la festa tradizionale”. Il gruppo porta in scena una narrazione incentrata sul culto dei cagnanesi verso la Madonna delle Grazie. L’esibizione avrà luogo nei giorni 27-28 e 29 marzo c.m. in provincia di Bergamo. Vorrei ricordare che i nostri ragazzi hanno già vinto due competizioni, conseguendo nel 2007 il primo premio e il 2008 il secondo. E siccome non c’è due senza tre, non rimane che incrociare le dita, perciò, … in bocca al lupo, ragazzi! Nel ricostruire la “narrazione” a più voci della “Devozione popolare Festa tradizionale”, il gruppo Folk “Le Gemme del Gargano” è sceso sul campo, interrogando soprattutto donne e uomini anziani del luogo. Prima, però, guidato opportunamente da esperti e studiosi locali, ha prodotto l’idea progettuale, assumendo dati di conoscenza dalla letteratura e dalla storia locale. Dall’indagine preliminare è emerso che i cagnanesi erano fortementi devoti alla Madonna delle Grazie, oltre che ai santi Michele e Cataldo, tanto da eleggerla compatrona dei cagnanesi.

La devozione popolare ha, pertanto, condotto il gruppo di ricerca verso la tradizione mariana che affonda le radici nel medioevo e che attraversa tutto il popolo cristiano, flettendosi, tuttavia, alla cultura del posto, assumendo “colori” locali. Prendendo spunto da elementi affiorati durante la ricerca, è stata delineata la trama della sceneggiatura che si è poi dipanata nelle scene del “sogno”, del “ritrovamento del quadro della Madonna” nel convento abbandonato, dei rituali dell’“abb’tine”, della “vestizione”, “della cerca”, della “fiera”, della “cerimonia religiosa” dell’8 settembre, delle reiterate “processioni” per invocare la pioggia. Delineate le scene, descritte le parti, sono stati individuati i personaggi e assegnati i ruoli, tenendo conto delle caratteristiche individuali dei fanciulli. Per allestire la coreografia sono stati ricostruiti ambienti, ricercati costumi e materiali del luogo, meticolosamente raccolti con l’aiuto delle famiglie, dei parroci, di quei signori del posto che amano conservare le “fonti”. I piccoli ricercatori sono scesi, dunque, “sul campo” per conoscere il rapporto tra i cagnanesi e la Madonna delle Grazie, per individuare i luoghi, reperire abiti e attrezzi, per trovare conferma di particolari narrativi utili per meglio entrare nel personaggio. Durante le prove hanno vissuto momenti intensi dal punto di vista socio-emotivo, ad esempio nei passaggi della partecipazione del sogno, della coralità e condivisione di eventi, della processione.[3] Sequenze in cui erano evidenti la povertà materiale dell’esistenza e la sete di miracoli dei nostri nonni. Si sono, inoltre, divertiti nel portare in scena le sequenze della compravendita fruttata dalla “cerca”e della “contrattazione” in fiera, dove i fanciulli si sono rivelati veri mercanti “in erba”. Significativa la lettura della icona della Madonna col Bambino. I fanciulli si sono, infine, incuriositi nei momenti in cui hanno socializzato antiche espressioni e termini oggi in via di estinzione.

Ancora una volta, perciò, la Federazione italiana Tradizioni Popolari ha colto nel segno, consentendo ai partecipanti di giocare “a fare la Madonna”, “il contadino”, “la moglie”, “la mamma”, “la figlia”, “il malato”. E mentre erano coivolti nel gioco drammatico, entravano nell’humus della propria terra e annaffiavano le proprie radici. Nel riesumare la devozione verso Madonna, essi hanno avuto, perciò, l’opportunità di alimentare i propri processi cognitivi e socio-affettivi, di soddisfare il bisogno di sacro, avvalendosi del contributo della comunità.

Redazione
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