Marìtma sta alla Mèreca, il tema dell’emigrazione al Carpino Folk 2012

 

Carpino Folk Festival 2012

CARPINO – Secondo recenti statistiche, gli italiani all’estero sarebbero 4.500.000. Gli oriundi, secondo il Ministero degli Esteri, sono 58.500.000; un’altra ITALIA.

Le ragioni della fuga, i bisogni, la dignità e l’umanità di milioni di persone, soprattutto donne e bambini, che cercano riparo dalla guerra, dalla persecuzione e dalla fame sarà il tema dominante della XVII edizione del Carpino Folk Festival che si terrà il prossimo mese di agosto 2012.

Le tragedie che hanno colpito gli emigrati italiani non sono bastate a darci una coscienza più profonda del fenomeno migratorio e se noi in Italia abbiamo tanta difficoltà come popolo ad accettare gli immigrati extracomunitari è perché nessun governo ha reso eroi gli emigrati italiani che sono partiti per lavorare all’estero.

“Per noi gli emigranti per essere degli eroi devono morire o farsi rapire. Ma se partono semplicemente in cerca di lavoro perché nella loro terra non ne trovano, sono soltanto dei poveri disgraziati, poco furbi, dei falliti in patria che pagano oltretutto le tasse” Giovanna Marini.

Le serate conclusive del diciassettesimo festival della musica popolare e delle sue contaminazioni si svolgeranno nelle location tradizionali di Carpino (Puglia – Gargano) dal 06 al 10 agosto.

MARITMA STA A LLA MÈRECA (Mio marito sta in America), un canto di emigrazione registrato da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954 a Cagnano Varano e presente nella pubblicazione di Leonarda Crisetti Grimaldi: Bbèlla, te vu’ mbarà a fa l’amóre.

Marìtma sta alla Mèreca e nne mme scrive (bis)
Ne nzacce la mangà
Nun sacce la mangànza che l’aje fatte

E na mangànza mija è stata quèsta (bis)
da tre ffangiulle n’ha
da tre fanciull n’ha ttruvate quatte.

citt marite mija, ca ne gnè nnente (bis)
e llu mmejame a nNà
e llu mmejame a nNàpele a ffà studènte

E nn’ha dda jèsse mo lu chiande amare (bis)
ha dda jèsse quanne me vide
ha dda jèsse quanne me vide pe ll’merecana

E nn’ha dda jèsse mo lu chiande all’òcchie (bis)
ha dda jèsse quanne me vide
ha dda jèsse quanne me vide a nNava Jòrche.

Ne nfa nnènde, marite mija, ca hà patute (bis)
Bbasta che magne e vvive
Bbasta che magne e vvive e vva’ vestute.

Il canto tratta il tema dell’emigrazione, l’affievolimento dei legami familiari dovuti alla forzata lontananza. La donna lamenta che il marito, emigrato in America, non le scrive più. Lei sembra non sapere il perché: in fondo l’unica sua “mancanza” è stata quella di avergli fatto trovare, al suo ritorno in paese, quattro figli al posto dei tre che aveva lasciato. La donna tranquillizza il marito: il ragazzo andrà a studiare a Napoli (è figlio illegittimo di una persona importante del paese, che gli darà una possibilità di una scalata sociale preclusa agli altri fratelli). Il marito, offeso nell’onore, la minaccia che gliela farà pagare, la farà piangere amaramente, facendosi vedere con un’amante americana e stabilendosi con lei per sempre a New York. La donna è pragmatica: antepone il soddisfacimento dei bisogni materiali ai valori morali: quel che conta è che, dopo aver sofferto, il suo uomo stia meglio economicamente (Basta che mangi e bevi e vai vestito!).

Redazione
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